Invidia dell’ippocampo

Uno studio inglese dice che tutti i giorni perdiamo in media quindici minuti cercando qualcosa. Cento minuti a settimana, più di un’ora e mezza, a frugare nelle borse, nelle tasche, nei sacchetti, negli armadi, nelle scatole, nei cassetti, sotto ai divani, sulla scrivania, nella cesta della biancheria sporca, nella pattumiera, nella libreria, tra le pentole o le mutande per cercare: chiavi, telefoni, caricabatterie, tablet, appunti, occhiali, libri, giocattoli, ricevute, bancomat, portafogli, esami del sangue, passaporti, biglietti, medicine, foglietti con scritte le password, fedi nuziali. La ricerca in locali chiusi, in casa o in ufficio, è la più facile: per strada tutto si complica.
19 AGO 20
Immagine di Invidia dell’ippocampo
Uno studio inglese dice che tutti i giorni perdiamo in media quindici minuti cercando qualcosa. Cento minuti a settimana, più di un’ora e mezza, a frugare nelle borse, nelle tasche, nei sacchetti, negli armadi, nelle scatole, nei cassetti, sotto ai divani, sulla scrivania, nella cesta della biancheria sporca, nella pattumiera, nella libreria, tra le pentole o le mutande per cercare: chiavi, telefoni, caricabatterie, tablet, appunti, occhiali, libri, giocattoli, ricevute, bancomat, portafogli, esami del sangue, passaporti, biglietti, medicine, foglietti con scritte le password, fedi nuziali. La ricerca in locali chiusi, in casa o in ufficio, è la più facile: per strada tutto si complica. Dove ho parcheggiato l’auto? E il motorino? E la bici? Ma le chiavi le ho prese? E la borsa? Per strada l’ansia aumenta, ti senti osservato nella tua inadeguatezza, vai a sbattere contro le persone, provi ad andare nei soliti posti, cerchi di ricordare l’ultima volta che hai preso il mezzo, ma chi l’ha usato, mio marito? E’ un attimo e s’accavallano urgenti altre domande: devo prendere i figli a scuola? Il pane l’ho comprato? Cielo, che tardi che è, cos’è che stavo cercando?

Il Wall Street Journal ieri ha dedicato un articolo molto serio alla questione, ma non altrettanto rassicurante: l’età non c’entra, se sei smemorato lo sei fin da giovane (ma quando sei vecchio almeno hai delle scuse, la demenza, l’Alzheimer), se sei stressato, non dormi la notte, sei depresso o fai troppe cose tutte assieme (sciagurato multitasking) è facile che poi non ti ricordi nemmeno se hai mangiato. Sebastian Markett, ricercatore dell’Università di Bonn, ha pubblicato sulla versione online di Neuroscience Letters una ricerca fatta su 500 persone alle quali è stato chiesto quante volte si dimenticano qualcosa, quando non notano i cartelli che avvisano che c’è un gradino, quando inciampano o schiacciano le zampe ai cani sui marciapiedi perché non li avevano visti. S’è scoperto che parte delle dimenticanza dipende da una variazione dei recettori della dopamina (famiglia D2), cioè è genetico, non è colpa di nessuno, si è fatti così. Ma parte delle dimenticanze dipende dalle interferenze nella nostra memoria che ci impediscono di risalire al momento in cui, per esempio, siamo entrati in casa e abbiamo appoggiato le chiavi chissà dove. Accade tutto in una parte dell’ippocampo (si chiama “giro dentato”), che è il magazzino dei ricordi: quando non si è dotati di un magazzino ordinato, o lo si incasina con altri stimoli neuronali, non si trova nulla. Rimedi, consigli? I soliti: mettere le cose nello stesso posto, ogni giorno uguale, e magari urlarlo a tutti (“ho messo gli occhiali sul comò, sapevatelo!”). Ma non servono a niente, se uno fosse abbastanza metodico da appoggiare le chiavi sempre nel cestino all’ingresso non sarebbe così drammaticamente smemorato.
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La tecnologia può essere d’aiuto: ci sono portachiavi intelligenti che se li chiami rispondono o nuovi aggeggi dal design minimal con il gps che ti permettono di localizzare le tue cose (sono collegati ad app per smartphone, ma se non trovi il telefono?). Però questi sostituti d’ippocampo creano qualche pewrplessità: non è che poi sono pure io sempre rintracciabile assieme alle mie chiavi? Cerco di salvarmi dal disordine mentale e finisco per dire tutto di me a chiunque mi promette che da domani quei quindici minuti persi a frugare li potrò usare per farmi cambiare lo smalto dalle cinesi sotto l’ufficio. Tu combatti con la memoria corta, e gli altri sapranno tutto di te, e loro, gente dall’ippocampo indistruttibile, non lo dimenticheranno mai più.